martedì 29 ottobre 2013

Lo dico al sindaco

Il sindaco di Roma Ignazio Marino ha dato il via ad un iniziativa,che vuole rendere partecipe la cittadinaza,per migliorare la qualità della vita di noi romani.Il progetto si chiama Lo dico al sindaco,e non mi sono lasciato sfuggire l'occasione di dire al mio sindaco dal punto di vista di un emarginato conclamato,cosa si può fare.Mi sono dunque permesso di inviare il mio pensiero alla casella predisposta:
Caro sindaco Ignazio Marino
Lei ci chiede attraverso il network Fb di consigliar La per migliorare la qualità della vita di noi romani,e in un certo senso di partecipare alla trasformazione da Lei auspicata.Credo che potrei dare un contributo a quest'idea.Mi chiamo Di Feliceantonio Roberto e sono un senza fissa dimora romano da oltre 15 anni(Rutelli-Veltroni-Veltroni-Alemanno-Lei),e nessuno si è mai preoccupato della mia situazione come di altri 2000 e passa di SFD.Ora dopo tutto questo tempo mi sono fatto una ragione,e intendo vivere questo stile di vita ormai mia.Il concetto lavoro-casa-famiglia non mi appartiene più da anni.Io personalmente mi ritengo una persona rispettosa di tutti e tutto,purtroppo non basta e i residenti inventano scuse per poter far intervenire le forze d'ordine e gettarmi via letteralmente anche le mutande.Sicuramente sarebbe una bella cosa se potrei continuare a vivere con il Suo aiuto,la mia umile esistenza senza che ciò accadesse,e per poter far sì di ristabilire un minimo di dignità umana,visto che sono costretto per causa di questi interventi,a cambiarmi e fare i bisogni fisiologici in modo non proprio ortodossi.Confido nella Sua mente ingeniosa a trovare insieme a me una compatibilità a questa situazione,che si rifletterà anche sul decoro della nostra amata città.
Grazie della considerazion,
in stima
Roberto DiFeliceantonio

martedì 22 ottobre 2013

Oltre il danno anche la beffa

Sono le 23.30 e incontro uno dei firmatari dell'articoli sull'FQ,lo fermo e ci chiedo spiegazioni delle dichiarazioni fatte.mi risponde con una certa incertezza che aveva sotto scritto una dichiarazione insieme ad altri;ci chiedo se ci risulta veritiero il giudizio espresso in quel'modo(visto che sono astemio.e curo il posto)?e se non fosse il caso di correggere il tiro riabilitando la mia persona da quest'equivoco che corrisponde a diffamazione,e questi cosa fanno??invece di scusarsi e prendersela con chi crea le situazioni di conflitto per incapacità o mancanza di volontà,mi chiama i carabinieri,che mi obbligano a spostare la branda da un posto in cui sono coperto invisibile e minimamente al sicuro dalle intemperie ed umori della zona.di rettamente ai bordi della strada dove,li si che intralcio e sono esposto,altrimenti:via anche la branda.Si che ci vuole forza di sopportazione in questa dimensione dove uno che entra,ci corrisponde all'anientamento della persona e diventa soggetto a qualsiasi umore di chi per divertimento o cattiveria si prende la libertà di distruggere senza alcun motivo l'esistenza di chi meno fortunato.con una telefonata nascosto dietro le tende Pazienza la speranza che le cose possono cambiare resta sempre viva in me.

Diffamazione via stampa

Dovrebbe bastare che il pasto giornaliero è incerto,che l'inverno che viene non mi congela,e che non casco nella depressione dell'inutilità e del incomprensione facendomi cadere nel vittimismo che toglie la voglia di vivere,ma no,non basta.Ieri mi giunge una segnalazione di una pubblicazione da parte dell'Fatto Quotidiano del 15 ottobre,che anche senza nominarmi fa chiaro riferimento a me ,definendomi per testimonianza di 7 residenti firmati con nome e cognome un:Alcolizzato,caciarone sporcaccione e irriverente.A me personalmente risulta il contrario,e chi è veramente sincero e mi conosce sa che ho la passione della perfezione e della bellezza delle cose,e che fin da bambino ho lottato per la mia italianità di cui ne sono sempre stato fiero.Vorrei avere un Italia dalle porte aperte dove il rispetto è la regola portante e l'evoluzione di civile convivenza un eredità da lasciare ai futuri.Invece eccomi qui senza fissa dimora a fare da catalizzatore per i litigi condominiali,diventando il nemico che ricompatta la scala,su cui scaricare le frustrazioni,perché tanto "Stù barbun"n'se po difende".Cosi vanno le cose ,ora ho scritto alla redazione del FQ:
Gentili signori mi è giunta or-ora un articolo pubblicato da lor-Signori con il titolo:Droga e alcol il clochard Re di Trastevere pubblicato il 15 ottobre e firmato da 7 residenti,in cui la mia situazione viene abbinata a droga e alcol(sono astemio),puzza e sporcizia.Visto che gran parte non corrisponde a vero vi prego di ristabilire il veritiero.Che è:cura per le piante e animali,rispetto dei residenti,pulizia del posto e della piazza a gratis,evitare che altri occupano il posto,raccolta di siringhe e via dicendo,amo e rispetto da SEMPRE la mia città e sono impegnato a ridare nel mio piccolo a sta città la dignità che merita.Se non ci credete prima di pubblicare castronate verificate.Grazie attendo risposta

venerdì 18 ottobre 2013

L'intervista


Ad ogni azione corrisponde una reazione e dopo l'azione di sgombero,e la cronaca che ha portato questa realtà all'attenzione dell'opinione pubblica,la reazione è stata l'interesse di alcune emittenti(Rete4/RAI) di approfondire questo tema.Mi è stato chiesto se ero disponibile ad un intervista per esporre le mie ragioni,ed ho acconsentito per dare l'opportunità a chi è interessato a migliorare la situazione,di farsi un quadro di cosa ci si può aspettare se si diventa emarginato.Voglio dire che per quello che mi riguarda,ripeto che non sto chiedendo ne soldi ne assistenza o sistemazioni varie di cui ne ho già potuto fare esperienza,ma vorrei solo poter trasmettere le sensazioni che ho provato in questo cammino per rivendicare uno spazio che mi permette di esistere.Ciò che tengo a far capire è che con il passare degli anni,non essendo stato capace di inserirmi nel circuito produttivo e sociale,costretto per mia incapacità di fare una vita da emarginato con la consapevolezza che mi posso aiutare solo da me,sto cercando di potermela vivere senza dover soffrire più del dovuto,in questa realtà che è diventato un modo di vivere,non più compatibile con il concetto casa-lavoro-famiglia.Mi son detto posso vivere in qualsiasi posto potendo scegliere su quale marciapiede passare il tempo che scorre,a patto di rispettare le regole della civile convivenza.Detto-fatto,mi son impegnato di rendere il posto in cui vivrò migliore di come l'ho trovato,così da non dare motivo di lamentele e giustificare un intervento di ordine pubblico.Anche questo sembra che non funzioni,ti impegni a fare del tuo meglio,ascoltando anche consigli da atre persone,ma puntualmente si incappa in delle persone a cui non basta e vieni accusato che la mia libertà "cozza"contro la sua libertà di non avere un emarginato davanti alla casa e ha il potere di farti rimuovere le cose.La conclusione che ne traggo è che ci si può impegnare ma alla fin-fine si è sempre alla merce di chi non condivide o non vuol capire che tutti volgiamo vivere bene.